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Quando il verbo si fa carne
categoria: percorsi

Paolo Virno

9788833914688g Il libro contiene riflessioni sulla facoltà del linguaggio, cioé sulla natura umana. Prendere la parola: questo evento così familare costituisce nondimeno la base sperimentale più attendibile per affrontare molti problemi capitali della filosofia, dal rapporto tra potenza e atto alla formazione dell’autocoscienza. Partendo dal microcosmo dell’eninciazione, Virno allarga via via l’angolo visuale sulla ricerca: dopo aver messo in luce il carattere costitutivamente pubblico (meglio ancora, politico) della mente linguistica, esamina il nesso tra i requisiti biologici invariati e mutevoli esperienze storiche. Il punto di arrivo è un originale concetto di <>. L’autore intende dismostrare che le condizioni di possibilità della nostra esperienza (presupposti trascendentali in gergo kantiano prerogative specie-specifiche in gergo evoluzionista) non restano sullo sfondo, ma sono esse pure oggetto di esperienza immediata: a tal scopo passa in rassegna le occasioni in cui la natura conosce una completa rivelazione, ovvero consegue un piena visibilità emprica. “Questi testi – scrive Virno – rischiano di irritare tanto i patiti dell’ermeneutica, quanto i cultori delle scienza cognitive. I primi rinfacceranno loro uno sfrenato naturalismo; i secondi, la tendenza a prendere sul serio molte questioni squisitamente metafisiche. Mi piacerebbe poter dire che etrambe le critiche sono fondate. Infatti, se cumulate, a me sembrano involontari elogi”.